Conservativa

La conservativa è quella parte dell’Odontoiatria che provvede al ripristino del tessuto dentario distrutto da carie o fratture, eseguendo ricostruzioni/otturazioni direttamente alla poltrona con l’utilizzo di resine composite fotopolimerizzabili (vedi avanti).
Quindi senza ricorrere al laboratorio odontotecnico, che realizza un manufatto protesico su un modello in gesso, ricavato dalle impronte delle arcate dentali che verrà poi cementato o incollato sul/sui denti lesionati. Alcuni esempi:

1) denti cariati posteriori

4 carie su 1 premolare e 2 molari e………..4 ricostruzioni

2) denti fratturati anteriori (vedi a Estetica PDF2)

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Frattura dentale

Ricostruzione

Quando carie e fratture sono più estese, e interessano anche la polpa dentale (il nervo), entriamo nel campo della Endodonzia (devitalizzazioni, trattamenti endodontici, granulomi etc.)
Anche questa è Conservativa, ma l’argomento è così ampio e complesso, che costituisce una branca a parte (vedi Terapie: Endodonzia).

Due esempi di endodonzia
(vedremo meglio a Terapie: Endodonzia)

1) Devitalizzazione di un molare per dolore causato da una pulpite.

Radiografia 1: prima della cura, necessaria per la pulpite del primo molare superiore sinistro, causata dalla carie sotto un’otturazione (freccia).
Radiografia 2: dopo la cura e stata effettuata la protesizzazione (il dente è stato incapsulato), per evitarne la frattura.

2) Trattamento di un incisivo inferiore di sinistra con granuloma, però asintomatico!

Il paziente si ricorda di una “botta”, ma il dente non ha neppure una carie. Ma la situazione potrebbe essere ugualmente causata da una carie.

Radiografia 1: granuloma prima della cura.
Radiografia 2: il trattamento endodontico è stato effettuato. Radiografia 3: dopo 12 mesi circa il granuloma si è riassorbito e l’osso ne ha riempito lo spazio.

L’avvento negli ultimi 40 anni delle resine composite, materiale per otturazioni e ricostruzioni altamente estetico, sempre migliorato dalla ricerca, ha fatto si che materiali ottimi per durata e per resistenza all’usura come le amalgame, (contenenti rame argento e mercurio, ipoteticamente tossico, il cosiddetto piombo),  e l’oro (nelle orificazioni che sono otturazioni con particolato di oro compresso a caldo, negli intarsi e nelle corone) sono stati praticamente abbandonati, in quanto non Estetici.

Il vantaggio delle resine composite:

oltre che dall’estetica, è dato dalla loro perfetta adesività al dente (se ben gestite), che consente all’odontoiatra di trapanare il dente molto meno, non occorrendo cavità autoritentive.
Amalgame e orificazioni, non aderendo al dente, richiedevano invece di essere inserite in cavità  auto ritentive (con demolizione più ampia del dente per ottenere dei sottosquadri ritentivi).

Parziale svantaggio:

se questi materiali sono perfetti per i restauri dei denti anteriori (denti che non vengono usurati dalla masticazione), nei denti masticatori (premolari e molari), la resistenza all’usura è inferiore, rispetto all’ amalgama e all’oro che essendo “metalli” possono durare anche tutta la vita senza abradersi.
La ricerca mette comunque a disposizione materiali estetici sempre più resistenti per la conservativa.
Le resine composite sono costituite da:

una parte resinosa (organica), un riempitivo inorganico (vetro, zirconio, ossido di alluminio, ossido di silicio per renderle resistenti all’abrasione della masticazione e più estetiche), un silano che li accoppia, e un attivatore dell’indurimento (canforochinone )che viene attivato dalle lampade fotopolimerizzatrici).

 

Adesività delle resine composite al dente.

Lo smalto del dente viene mordenzato, con acido ortofosforico, rendendo la superficie “ruvida”, o meglio creando delle microritenzioni  (10-15 micron), nelle quali un collante resinoso (bonding agent) si insinuerà.
Dopo che  la lampada polimerizzatrice lo avrà polimerizzato ( reso duro), la resina composita potrà aderirvi tramite la sua componente organica.


Lampade fotopolimerizzatrici.

Le resine composite, dopo la loro applicazione, vengono illuminate con una luce di una particolare lunghezza d’onda.
Questa attiva il
canforochinone in esse contenuto, che sotto l’effetto della luce diventa attivatore per far unire i monomeri in polimeri (polimerizzazione cioè indurimento della resina composita).

 

Classificazioni delle cavità cariose secondo Black.

I classe: le classiche carie delle superfici masticatorie dei molari e dei premolari,
II classe: carie della superficie interdentali dei molari e dei premolari,
III classe: carie della superficie interdentali  di incisivi e canini,
IV classe: carie della superficie interdentali di incisivi e canini, con distruzione dello spigolo  incisale,
V classe: le carie del colletto di tutti i denti,
VI classe: cavità del margine incisivo dei denti anteriori o sulle sommità delle cuspidi dei denti posteriori.

A Terapie: Endodonzia, classificheremo invece le carie e i traumi, in 4 gradi di gravità:
1. lesione dello smalto superficiale,
2. lesione dello smalto profondo,
3. Lesione dello smalto e della dentina, senza penetrazione nella polpa (nervo) e infine
4. Lesione così profonda da interessare la polpa (nervo), per cui occorre procedere a devitalizzare un dente o fare un trattamento endodontico di una polpa necrotica.

Facendo una corretta prevenzione per quanto riguarda la carie, non si deve mai arrivare al livello 4.
Vedi a Terapie: Endodonzia, PDF 1 e 2.

Procedura della cura di una carie dentale di un dente posteriore (premolare/molare) o anteriore (canini e incisivi) e della ricostruzione di un dente anteriore (canino incisivo).

  1. test di vitalità pulpare (ghiaccio o stimolo elettrico a basso voltaggio), per valutare la vitalità o meno della polpa del dente per programmare, se necessario, il trattamento endodontico della radice, (vedi a Terapie: Endodonzia)
  2. se occorre, si pratica l’anestesia,
  3. se occorre si applica la diga, e
  4. dopo avere rimosso tutto il tessuto cariato (che è un tessuto morbido), mediante escavatore manuale, fresa montata su trapano, inserto diamantato montato su apparecchio a vibrazione con ultrasuoni,
  5. si disinfetta la cavità che ne residua,
  6. se molto profonda, si mette uno strato di protezione della polpa dentale, dopodiché si provvede all’effettuazione della
  7. mordenzatura dello smalto, e sulla superficie che sarà a questo punto “ruvida”, si applica un liquido (la resina collante in inglese bonding agent), lo si polimerizza e a questo punto si applica la resina composita (in pasta o fluida) che vi aderirà completando l’
  8. otturazione/ ricostruzione.
  9. Il materiale sempre applicato in leggero eccesso, viene poi rifinito e poi lucidato e controllato, facendo attenzione a due caratteristiche fondamentali:

il perfetto contatto col dente contiguo per evitare l’intasamento alimentare (causa di carie, gengivite, parodontite),
–  la perfetta occlusione col dente opposto, sia nella chiusura della bocca che nei movimenti di masticazione (lateralità).
Infatti un dente troppo basso non masticherà, e potrebbe provocare l’estrusione del dente opposto, che potrebbe creare interferenze,
Ancor peggio sarà il danno arrecato da un dente troppo alto che creando precontatti e interferenze potrà interferire con i denti opposti.
Ambedue le situazioni possono causare:
importanti problematiche dolorose alla muscolatura faciale e alla articolazione temporo mandibolare. Vedi a Terapie: Gnatologia, PDF 1 e 2.